Giovedì 9 luglio ho avuto la possibilità di trascorrere una giornata al Punto Luce di Torino insieme alle bambine e ai bambini che ogni giorno vivono questo spazio creato da Save the Children. Prima di arrivare non sapevo bene cosa aspettarmi. Parlare con loro è molto diverso rispetto a qualsiasi altro incontro: richiede di trovare parole semplici, autentiche, capaci di arrivare davvero.

Il calcio mi ha dato una grande opportunità: quella di avere una voce. E sento la responsabilità di usarla per dare visibilità a storie che spesso rimangono nell'ombra. Se attraverso il mio percorso posso contribuire a far conoscere realtà come Save the Children e il lavoro straordinario che ogni giorno viene svolto nei Punti Luce, allora il calcio assume un valore che va ben oltre il risultato di una partita.

Visitare la struttura mi ha fatto capire quanto valore possa avere un luogo come questo, un ambiente in cui bambine e bambini possono sentirsi accolti, ascoltati e liberi di crescere. Un posto in cui educazione, relazioni e opportunità prendono forma ogni giorno.

La cosa che mi ha colpita di più è stata vedere come lo sport riesca ancora a fare quello che dovrebbe sempre fare: unire. In quel campetto non contavano le differenze di età, di provenienza o di storia personale. C'erano solo bambine e bambini che giocavano, ridevano e stavano insieme. È lì che lo sport esprime davvero il suo valore più autentico.

In giornate come questa mi piace essere semplicemente una presenza in mezzo a loro, non qualcuno da ammirare. Mi piace vivere davvero esperienze di questo tipo, non mi interessa indossare una maglietta, fare una foto e andare via. Mi interessa esserci, ascoltare, conoscere le persone e portarmi a casa qualcosa di quello che vivono ogni giorno. È l'unico modo che conosco per dare un significato reale al tempo che trascorro in questi contesti.

Sono tornata a casa con un'enorme energia. Mi porto dentro i sorrisi, le domande, i palleggi fatti insieme e gli occhi di quelle bambine e quei bambini che, con una naturalezza incredibile, riescono a ricordarti cosa conta davvero. Spero che quella di Torino sia stata solo la prima di tante occasioni per tornare a toccare con mano il mondo di Save the Children, perché sono convinta che, a volte, il modo più semplice per fare la differenza sia dedicare il proprio tempo agli altri.